PremessE
Bloccate. Avvolte. Sognanti. Dormienti. Quali possono essere le condizioni fisiche e mentali di una donna su un letto? Una domanda fin troppo generica, è vero, ma solo addentrandosi davvero nei meandri di questo articolo ingarbugliato come la trama che porta con sé, si potrà arrivare a comprenderne la natura più specifica… che come sempre, in queste StanzE, non ha mai un’unica dimensione.
Cuscino, materasso, lenzuola. Singolo, una piazza e mezza, matrimoniale. A seconda delle esigenze specifiche – ecco quel termine ancora una volta presente – ognuno sceglie gli elementi d’arredo che meglio si adattano alle proprie preferenze. Ma eccoci qua a parlare sempre di “scegliere”, come se fosse la cosa più naturale del mondo – ecco quel termine ancora una volta presente –.
LetturE
Caro Diario, oggi l’ispirazione è forte e proviene da una camera tanto lontana quanto vicina, grazie al potere magico della traduzione letteraria che ci ha permesso di poter portare in Italia “una moderna favola giapponese” che indaga sui pregiudizi di genere in un modo strano, innovativo, a tratti ironico e distruttivo, ma mai scontato. “La Foresta Trabocca” di Ayase Maru 彩瀬まる è un racconto dentro il racconto, avente come protagonista Nowatari Rui, moglie del celebre scrittore Tetsuya che – ecco lo abbiamo fatto anche noi, abbiamo presentato una donna associandola al marito, ma non temete lo abbiamo sottolineato apposta – ormai esausta di essere usata come mero strumento di ispirazione per i romanzi del coniuge, decise di vendicarsi e trasformarsi, in una maniera che solo la lettura accurata del testo può restituire, in una foresta.
Una condizione esistenziale assolutamente originale che ha portato la giovane donna ad evolversi in una realtà che, partendo da un acquario, finì per inglobare presto il letto – quello matrimoniale che condivideva con il marito senza mai “condividere” niente davvero se non gli elogi della sua arte – l’intera abitazione e, infine, offuscare la mente dell’uomo.
«È diventata così per punirmi», afferma lui pensando naturalmente che ogni gesto compiuto dalla moglie sia rivolto al suo interesse, e nel tentativo disperato di poter dare nuova linfa vitale alle idee di romanzi successivi, cercando di salvaguardare a tutti i costi le apparenze agli occhi della società – perché in fin dei conti Rui era lì, era altro da sé, ma pensava di poterla controllare comunque come una bambola che sta seduta su un letto – si rese conto ben presto che tutte le sue illusioni stavano andando (o erano già andate) distrutte.
«(L’)ipotesi che Rui continuasse a esistere, pensare e agire in un luogo a lui sconosciuto, gli scatenò una rabbia complicata. Si sentì persino tradito». Ma, «(q)uella donna – donna? creatura? – aveva scelto lei stessa di abbandonare il corpo umano», perché dentro quell’acquario si sentì per la prima viva e finalmente, e non si capisce fino in fondo se consapevolmente o meno, ampliò le sue aspettative. Diffondendo sempre più il suo essere finì per ridurre drasticamente quello del marito che «senza più quel peso chiamato donna (…), la persona costruita con tanta fatica, sarebbe sbiadito fino a scomparire».
Questa storia ci riporta a un altro racconto di ribellione trasformativa, altrettanto disturbante ed evocativo: “La vegetariana” di Han Kang, romanzo della celebre scrittrice sudcoreana che ha come protagonista Yeong-hye. Descritta come una donna mite, docile, “senza particolari qualità”, Yeong-hye sceglie di smettere di mangiare carne, trovando il pensiero sempre più disgustoso. Ma il suo gesto va ben oltre una semplice scelta alimentare: è un rifiuto radicale del corpo, dei ruoli che la famiglia e la società le hanno cucito addosso. Anche qui, la stanza da letto rappresenta quella intimità domestica che diventa gabbia da cui doversi liberare.
Se Rui si trasforma in foresta per sfuggire a un marito che la consuma, Yeong-hye assume sembianze sempre più vegetali, fino a nutrirsi solo di luce solare, come se lei stessa fosse diventata un albero. Nella metamorfosi vegetale si sottrae allo sguardo maschile e si dissolve completamente nella natura.
Rui e Yeong-hye ci mostrano due cambiamenti che portano con sé un grido silenzioso di resistenza, ma che inevitabilmente conducono alla distruzione. Entrambe sono insieme un processo di annullamento e di rinascita, mescolando realismo, allegoria e inquietudine, e dando vita a un nuovo linguaggio di resistenza. Sono le storie di corpi femminili che si autodistruggono pur di non obbedire.
Non sapremo mai se queste due donne abbiano trovato salvezza o perdizione nella loro metamorfosi, ma sappiamo con certezza questo: per un momento, sono state libere.
ChiusurE (aperte)
“Metamorfosi di libertà” è per noi un incendio per l’anima e il corpo di donne costrette a snaturarsi per imporre la propria opinione, seppur spesso a fatica. È una tremolante storia d’amore tossico che si innesca nel momento in cui il partner, che non ha mai versato una lacrima per te, ti prega di tornare da lui e ricominciare da capo. È un letto che si sfa e rifà ogni giorno, sempre nello stesso modo per abitudine, pressioni sociali, senso di sicurezza… mantenendo un ordine che nasconde una foresta che trabocca.
E per voi?
Di Giulia Grasso e Giulia Savegnago
