Il declino del pensiero critico: un nuovo modo per interpretare il rapporto tra lettura e social

By Redazione Nov 12, 2025

La commercializzazione dei libri

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una trasformazione della lettura, divenuta “mainstream” grazie soprattutto a TikTok e alla pandemia che, costringendo le persone a rimanere a casa, ha contribuito a far provare nuovi hobby e ha diffuso questa nuova passione. Tutto ciò ha portato a una conseguente commercializzazione dei libri incentrata soprattutto sull’aspetto dell’intrattenimento, dando vita a nuovi libri di facile consumo, per rispondere alla crescente domanda di un mercato composto da persone precedentemente non abituate alla lettura e che dunque non possiedono ancora determinati strumenti per una comprensione critica dei testi. L’industria editoriale ha aumentato la sua produzione, trascurando però sempre di più la fase di editing, e dando meno importanza alle sfumature di significati e sottotesti, come è evidente dalle recenti pubblicazioni andate virali sui social, promosse da un marketing incentrato unicamente su trend e tropes.

Ma è veramente solo colpa degli editori ed autori per il declino del pensiero critico legato alla lettura? O anche i lettori hanno le proprie colpe?

Il declino del pensiero critico, un ciclo infinito

Al giorno d’oggi il pubblico sembra non essere più in grado di comprendere il significato profondo di un’opera. Questo è evidente non solo in ambito letterario, ma anche sui social, dove ogni parola viene fraintesa e ogni pensiero viene traviato, rimodellato secondo le proprie ideologie e senza ascoltare veramente il messaggio. Ci sono diverse ragioni alla base di questo fenomeno, prima tra tutte il declino del pensiero critico. A causa di ciò gli autori non sono più in grado di fidarsi dei propri lettori, e ne risulta una conseguente “semplificazione” dei loro contenuti. Tuttavia questo non fa altro che rialimentare il circuito, contribuendo attivamente al declino del pensiero critico, e rendendo gli autori parzialmente responsabili. I messaggi sono “imboccati” al lettore, non invitando alla riflessione ma ad accettare semplicemente ciò che viene scritto, e di conseguenza il pubblico non interagisce con il contenuto con uno spirito critico, ma si limita ad essere uno spettatore passivo.

In parte a causa dell’iperconnetività, e in parte grazie alla crescente velocità con cui il mondo si sta sviluppando, la soglia dell’attenzione sembra diminuire sempre di più. Si è passati da un’attenzione selettiva a una attenzione parziale continua: uno spostamento continuo del focus dell’attenzione, che non fa altro che diminuire l’attenzione stessa. Il pubblico premia la gratificazione istantanea e non ha più il tempo, e forse la voglia, di analizzare i testi, comprenderli a fondo.

La lettura: un modo per nascondersi dalla realtà

La lettura è diventata un hobby mainstream ed è stata ridotta ad essere semplicemente qualcosa di divertente da fare per passare il tempo. Sui social si assiste alla diffusione di una positività tossica, i libri sono visti come un modo per “spegnere il cervello”, per distaccarsi dal mondo esterno. Tuttavia bisogna ricordare quanto la lettura sia diversa dalle altre forme di intrattenimento. Ha il compito di alimentare la parte intellettuale del cervello, sviluppare l’immaginazione e far crescere il pensiero critico, permettendo di interpretare il mondo secondo nuovi punti di vista e modalità.

Nonostante i lati negativi, è un dato certo che il numero di lettori stia aumentando sempre di più: ma se la lettura è utilizzata solamente come un mezzo per estraniarsi dalla realtà e come intrattenimento superficiale, si sta davvero interagendo con qualcosa di significativo? Gli editori e il mercato sono parzialmente da biasimare, in quanto aziende e corporations spingono i lettori verso questo aspetto della lettura. Ma come società stiamo costantemente consumando nuovi contenuti, volendo sempre di più e più velocemente, spingendo così autori ed editori a pubblicare sempre più in fretta, e involontariamente costringendoli a tralasciare dettagli importanti e a pensare meno all’impatto del loro lavoro.

A cura di Arianna Cioffari

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