La stanza che apriamo oggi è intima, forse ancora più del solito. Non che le altre non lo siano state, ma questa è attraversata da un sentimento preciso: l’amore di una zia per il suo nipote. Una stanza fatta di notti insonni, di parole appuntate a penna, di paure che cercano una forma e di immaginazione che trova finalmente il suo spazio.

Per questa volta, noi di StanzE giochiamo su due fronti: da una parte Giulia Savegnago a condurre l’intervista; dall’altra l’intervistata, Giulia Grasso, in arte copygiulia, che ci racconta la nascita del suo progetto. Un percorso creativo che non sarebbe stato lo stesso senza l’incontro con tre grafiche e illustratrici straordinarie, Sabrina Cortese, Corinne Corsaro e Deborah Costanzo, in arte CartoonU. Quattro donne che insieme hanno fatto prendere vita a “Il Favoloso Regno di Nicolò” e non solo.

Se volete, possiamo entrare insieme.

Caro diario,

quante volte ti ho scritto. Quante volte mi hai accolto. Nel silenzio delle mie paure. Nel conforto di una felicità da condividere. Tu ci sei. Eppure, un giorno ho capito – anche grazie a StanzE – che non ti meritavi più di rimanere chiuso in quel cassetto. Ti ho custodito a lungo, e certe cose continuerò a tenerle solo per te, per noi. Ma altre, devi credermi, mi imploravano di volare altrove. Sarà forse perché io, inconsapevolmente, ho scoperto di avere delle ali che mi danno la spinta per puntare in alto, per sognare e far sognare. 

Se vuoi ti faccio fare un giro, andiamo.

1. Partiamo proprio dall’inizio: raccontateci la nascita di questo progetto. Giulia, hai detto spesso che l’idea di creare “Il Favoloso Regno di Nicolò” è nata da notti insonni, vuoi dirci di più? Quando hai capito che quella storia avrebbe potuto trasformarsi in un libro illustrato?

Era un periodo di particolare stress fisico ed emotivo, non mi vergogno a dirlo, anzi mi auguro che possa essere d’aiuto per qualcuno che leggendo sappia riconoscersi e sentirsi compres* e meno sol*. A settembre, dopo una serie di controlli e ricerche, mi è stata diagnosticata una malattia autoimmune: la “rettocolite ulcerosa”. E chi l’aveva mai sentita nominare? Insomma, inizio subito la cura e fortunatamente i sintomi migliorano, ma ne insorgono altri dovuti agli effetti collaterali dei medicinali, tra cui l’insonnia, per l’appunto. Paradossalmente, però, ricordo quei primi giorni, e quelle prime notti, con profonda positività. La malattia aveva cambiato il mio corpo, è vero, ma anche il mio modo di vedere la vita in generale. Nonostante la perdita di sonno, mi sentivo lucidissima e determinata a trasformare ogni attimo vissuto in un un momento di cui avevo il dovere morale di godere appieno; di ricordare e immortalare per sempre. Proprio l’idea del “ricordo per sempre” mi ronzava in mente da un po’ con riferimento, in particolare, a mio nipote, il mio piccolo Nicolò. Spesso mi sono ritrovata ad inventare delle storie per lui e a chiedermi se poi da grande si sarebbe ricordato di quegli attimi di gioco insieme. Così, avendo molto tempo a disposizione, ho iniziato a metterle su carta. La scrittura mi ha cullato e curato, e così profondamente non mi succedeva davvero da tempo. Era settembre e mi ero fissata di riuscire a scrivere 4 racconti almeno per dicembre, per fargli un regalo prezioso a Natale. Poi, dal nulla, la “proposta indecente” (come mi piace definirla) di illustrarlo insieme alle mie amiche di CartoonU che (più pazze di me) non hanno esitato un secondo a dirmi di “sì”. Oggi posso dire che, forse, ne avevamo bisogno tutte e quattro, solo che allora non lo sapevamo fino in fondo.

2. Per le illustratrici di CartoonU: come avete vissuto questa collaborazione? Cosa vi ha colpito di più di questo progetto fin dal primo momento?

Sin dall’inizio l’abbiamo vissuta come una sfida personale, ma anche come un grande lavoro di squadra. Ognuna di noi ha gestito un aspetto della realizzazione in maniera precisa, facilitando così il lavoro dell’altra. Anche perché ci siamo dovute barcamenare in un lavoro di ricerca veramente approfondito: dal disegno puntuale, anche se stilizzato, della vera essenza del piccolo, incrociandola con quella di cartoni già esistenti, alla scelta dei colori perfettamente in palette con il suo universo, in particolare il box rosso, fino all’impaginazione che si armonizza alla perfezione con le illustrazioni. 

La cosa più sorprendente è stata riuscire a rappresentare la realtà di Nicolò leggendo semplicemente una poesia a lui dedicata, con le sole indicazioni grafiche della zia, e poi scoprire a lavoro finito di averlo fatto in una maniera assolutamente verosimile. 

3. Qual è stato il passaggio più delicato nel trasformare un testo così personale in una storia capace di parlare anche ad altri lettori?

Il libro non era pensato per essere sfogliato da altri lettori. Pensavamo di stamparne 4 copie proprio da regalare in famiglia. L’entusiasmo degli amici e parenti alla sua visione però è stato talmente grande e sentito che abbiamo davvero creduto che potesse essere anche apprezzato da persone che, pur non conoscendo Nicky, le sue abitudini e la sua famiglia, riuscissero ad immedesimarsi nelle storie di un bimbo che con le sue “prime volte” stupisce tutti quanti. Per questo, stiamo lavorando per renderlo presto acquistabile online.

A livello grafico, sicuramente l’aver usato personaggi dell’infanzia come “Goku”, “Timon” e “Pumbaa”, oltre agli elementi caratteristici dell’universo di Nicolò, ha avuto un forte impatto nella percezione generale.

4. In che modo le illustrazioni hanno ampliato o trasformato l’universo immaginato nella scrittura? Raccontateci come avete dato forma visiva al “regno” di Nicolò.

Il processo creativo è andato oltre il singolo riferimento della realtà. In particolare Deborah, l’illustratrice che si è occupata dei disegni con una tecnica mista simulata che unisce pastello e acquerello, si è lasciata trasportare tanto dalla fantasia, quanto dalle sue esperienze personali, da input visivi ricevuti magari quel determinato giorno che l’hanno portata ad illustrare ad esempio la festa per la nascita di Nicolò, non con la classica “cicogna”, ma come un bimbo che viene trasportato sulla torta con dei palloncini azzurri.

Un caso esemplare per rispondere alla domanda è sicuramente quello dell’ultimo racconto, “L’UNIVERSO BAU”, dove non c’era nessun ancoraggio alla vita reale dato che si doveva far capire che Nicolò, pur non avendo mai conosciuto il cane di famiglia, Leo, in realtà lo avesse in qualche modo incontrato, magari in un’altra dimensione. Ecco, quell’atmosfera è stata totalmente creata da zero, prestando particolare attenzione non a dare forma a un ricordo, ma a rendere riconoscibile una scena così delicata, anche se mai avvenuta.

5. Se doveste descrivere la “stanza” emotiva in cui è nato questo libro, che atmosfera avrebbe?

Anche in questo caso, non parleremmo di stanza, ma di “StanzE”. Quella in cui ogni parola ha trovato, di notte, il suo posto nel foglio, composta da una scrivania, un letto e mille scatoloni per il trasloco. Quella in cui, leggendo la storia, l’illustratrice ha dato forma a ciascun elemento, tra le fusa del suo gattino e qualche coccola. Quella più istituzionale di un ufficio con computer e stampanti, dove ogni singola cosa, dal colore all’impaginazione, è stata messa in discussione e poi confermata di comune accordo; dove la paura di non essere abbastanza prendeva il sopravvento e poi veniva allontanata grazie a dei confronti costruttivi. E poi quella di Nicolò, o meglio il suo box rosso, il centro del suo mondo e la sintesi visiva in cui il nostro lavoro si è sentito accolto. La copertina stessa ne è un omaggio chiaro e incisivo. Magari, sia a turno, che tutte insieme, ci siamo sentite parte di quel contesto giocoso e siamo diventate, con lui, di nuovo bambine.

6. Cosa significa scrivere per qualcuno che si ama, come un nipote, sapendo che quelle parole resteranno nel tempo?

La responsabilità è più forte quando scrivi per qualcuno che fa parte della tua esistenza, così come la soddisfazione per il risultato finale. Ho pesato ogni frase e tematica trattata, cercando di racchiudere quanto più potessi per non lasciar volare via neanche un appunto di questo “viaggio appena iniziato”. In ciò mi è stato utile anche l’escamotage narrativo del gioco-racconto che vi invitiamo ad approfondire nei nostri social. 

7. Giulia, quando Nicolò un giorno leggerà questo libro da grande, cosa speri possa trovare tra queste pagine?

Da zia (a parlare non è copygiulia, ma semplicemente Giulia, anzi BaBoo come mi chiama lui), sarò banale, ma mi auguro che mio nipote possa un giorno rileggere quelle pagine e percepire un’unica grande, intensa emozione: l’amore. Spero possa essere orgoglioso di me e perché no? Anche di indirizzarlo verso un utilizzo costruttivo della creatività. Perché è proprio così che io ho fatto, prendendo spunto dalle parole del mio caro nonno che ripeteva sempre in siciliano: “Vulitivi beni ca’ non vi costa nenti” (in italiano: vogliatevi bene perché non costa nulla). Un motto d’amore, di dimostrazioni e attenzioni. 

8. So che avete altri progetti che bollono in pentola…cosa possiamo aspettarci da voi in futuro?

Siamo già online su Amazon con il nostro primo libro per la crescita “Il Persente – le sue prime parole in una storia divertente”, il primo di una raccolta che intendiamo dedicare a tutti i bimbi e genitori che si trovano per la prima volta a vivere esperienze comuni a tante altre. Dalle prime parole al fatidico momento dell’abbandono del ciuccio, stiamo sviluppando diversi racconti con cui poter supportare e strappare un sorriso.

Parallelamente siamo anche molto attive nell’ambito delle storie personalizzate, come poster per la festa del papà e della mamma o libri illustrati su misura. Le commissioni sono aperte e non vediamo l’ora di trasformarle, a modo nostro, in emozioni da conservare.

Ci teniamo a sottolineare che nel fare ciò ci lasciamo sempre trasportare dalla fantasia, sia a livello testuale che visivo, e che non abbiamo alcuna pretesa pedagogica, solo tanti piccoli esseri umani che ci ispirano ogni giorno a rendere il loro modo di vedere la realtà ancora più magico.

Di Giulia Grasso e Giulia Savegnago