Due Donne – Passing: l’identità e il prezzo dell’appartenenza

By Martina Iannone Mar 23, 2026

Irene Redfield e Clare Kendry sono le due protagoniste di Passing, romanzo di Nella Larsen del 1929, pubblicato in italiano con il titolo Due Donne. Nella New York degli anni Venti, le due amiche d’infanzia si rincontrano dopo anni e si trovano a condividere frammenti delle loro diversissime vite: Clare ha aderito alla pratica del “passaggio razziale”, a cui il titolo originale fa riferimento, facendosi passare per bianca e sposando John “Jack” Bellow, un uomo bianco benestante e razzista, ignaro del background etnico della moglie. Irene, invece, ha scelto di rimanere fedele alle sue origini e di vivere ad Harlem con il marito Brian e i loro due figli.

Il romanzo ha vissuto una fortuna altalenante, godendo di un’ottima accoglienza al momento della sua uscita in virtù del crescente interesse per la comunità nera, salvo poi essere messo da parte negli anni Trenta e Quaranta, a seguito della diffusione di una letteratura nettamente maschile e nazionalista. A partire dagli anni Sessanta, nel contesto delle lotte per i diritti civili, il romanzo venne recuperato ed è tuttora considerato uno dei testi fondamentali sulla trattazione delle tematiche razziali. Nel 2021, diventa oggetto di un adattamento cinematografico per Netflix basato sulla sceneggiatura di Rebecca Hall, anche regista del film.

IL ROMANZO

Ciò che rende Passing una lettura di grande rilevanza e originalità anche a distanza di quasi un secolo è la complessità da romanzo psicologico che, narrato dal punto di vista di Irene Redfield, non interroga solamente la questione razziale ma la trasforma in un discorso identitario. Da questo punto di vista, Nella Larsen compie un lavoro straordinario nel rendere il lettore partecipe dell’atteggiamento incerto di Irene: divisa tra lealtà verso le proprie origini e invidia per le scelte di Clare, tra senso di responsabilità verso l’amica e difesa della propria realtà. 

Questi ingredienti fanno sì che il vero conflitto mostrato nel romanzo non sia tanto quello interrazziale (che rimane solo come sfondo nella cronaca o nei discorsi tra Brian e i bambini), bensì il conflitto latente tra Irene e Clare, mostrato come una spaccatura all’interno della stessa parte. Tale frattura riflette la considerazione ambivalente della comunità nera statunitense per il fenomeno del passing, una pratica nata con la schiavitù e rimasta in vigore fino alla prima metà del Novecento in cui le persone di etnia mista mascheravano le proprie origini, facendosi passare per bianche. Il romanzo è quindi una denuncia di come, con il passare del tempo, quella che era una scelta basata su necessità, preferenza o sul desiderio di migliorare la propria condizione di vita sia divenuta il centro di un dilemma morale. Uno scivolamento di senso doloroso, che aggrava il peso di una condizione già estrema e di cui la stessa Irene sembra riconoscerne i limiti: “Era già abbastanza – pianse in silenzio – soffrire come donna, come individuo, per conto proprio, senza dover soffrire anche per la razza”. 

IL FILM

L’adattamento cinematografico scritto e diretto da Rebecca Hall vede Tessa Thompson nei panni di Irene Redfield e Ruth Negga in quelli di Clare Kendry. Si tratta di un lungometraggio in bianco e nero della durata di 90 minuti che ricostruisce un’estetica da primo Novecento pur limitandosi a scalfire la superfice della complicata dinamica tra le due donne. Complice il minutaggio ridotto, il film probabilmente non riesce a riflettere a pieno la complessità psicologica di un romanzo colmo di sfaccettature, tuttavia, si rivela efficace nel tracciare un percorso evolutivo nell’atteggiamento di Irene nei confronti di Clare, svolgendo un ottimo lavoro nel portare sullo schermo l’ambiguità della loro relazione. Per Irene, Clare è oggetto di curiosità e di attrazione: ella esercita un fascino magnetico che si trasforma in ossessione, sia per la sua persona sia per il tipo di vita “proibito” che conduce. Nello sguardo di Irene c’è ammirazione, invidia, ma anche repulsione causata dalla percezione di falsità che ritrova nello stile di vita dell’amica. Il film è straordinario nel rendere palpabile la distanza tra le due protagoniste, che si muovono ciascuna lungo il proprio orizzonte morale. Andando aldilà delle apparenze, tuttavia, è soprattutto la moralità di Irene a venir messa alla prova. Claire diventa progressivamente una minaccia, dapprima alle scelte di vita della donna, poi alla sua famiglia – attraverso il legame che stringe con marito, figli e persino con la domestica – finendo per intaccare la sua stessa identità. In tal modo il film costruisce una tensione crescente che culmina nel finale, ottima trasposizione che conserva il pathos e l’ambiguità descritta nel romanzo. 

Il vero punto di forza del film risiede nella lucidità con cui riesce a portare sullo schermo il sacrificio che entrambe le scelte hanno comportato: mentre Irene è relegata nella dura realtà di una minoranza discriminata e osteggiata, Clare vive il dramma di dover mettere da parte la cultura in cui è cresciuta. Ed è proprio l’impossibilità di rinunciare del tutto alle sue origini a metterla in pericolo.