Onorevoli rappresentanti delle istituzioni, illustri relatrici e relatori, gentili ospiti, signore e signori, buon pomeriggio e benvenuti. È per me un grande onore intervenire oggi, in qualità di presidente dell’Associazione di Promozione Sociale Lapaginabianca.docx, in questa sede così prestigiosa, la Sala Matteotti della Camera dei deputati, per aprire una giornata dedicata all’arte, alla ricerca e alla tutela del nostro patrimonio culturale e sociale.
Desidero innanzitutto ringraziare il dottor Mauro di Ruvo per aver dato vita a questo studio e per avermi invitato al confronto di oggi, ringrazio il dott. Fabrizio Santori per aver sostenuto l’organizzazione di questa iniziativa, la dottoressa Laura D’Acunto, la Camera dei deputati per l’ospitalità e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del convegno. Un ringraziamento particolare va alle istituzioni che hanno concesso il proprio patrocinio.
Saluto e ringrazio inoltre il dottor Alessandro Verrelli, che avrà il compito di presentare e moderare questo incontro, e tutte le studiose e gli studiosi che interverranno, offrendo prospettive differenti e complementari su un’opera che pone questioni di grande interesse storico, artistico, iconografico e culturale.
L’Associazione Lapaginabianca.docx è particolarmente orgogliosa di essere partner ufficiale di questo convegno. La nostra attività nasce dalla convinzione che la cultura debba essere un luogo aperto: uno spazio nel quale la conoscenza non venga soltanto custodita, ma condivisa, discussa e resa accessibile. Essere qui oggi significa contribuire, nel nostro piccolo, a creare proprio uno di questi spazi.
Al centro della giornata si trova l’“Ecce Homo” conservato presso il Museo Diocesano di Melfi, un dipinto datato tra il 1639 e il 1640 e proveniente da Riviera di Chiaia, a Napoli. L’attribuzione dell’opera a Domenico Zampieri, detto il Domenichino, è stata proposta nel dicembre del 2025 dal dottor Mauro Di Ruvo, al termine di un’approfondita indagine condotta attraverso l’osservazione diretta del dipinto e lo studio delle sue caratteristiche formali, cromatiche e iconografiche.
A lui va il nostro ringraziamento per il lavoro svolto e, soprattutto, per aver scelto di sottoporne i risultati al confronto della comunità scientifica. Perché un’attribuzione non rappresenta soltanto il possibile riconoscimento di una firma: è un percorso di ricerca che interroga la storia dell’opera, la sua provenienza, il contesto nel quale è stata realizzata, le trasformazioni che ha attraversato e lo sguardo con cui noi oggi torniamo a osservarla.
La datazione proposta colloca il dipinto nella fase conclusiva della vita del Domenichino, durante il suo soggiorno napoletano e negli anni degli ultimi lavori per la Reale Cappella del Tesoro di San Gennaro. Si tratta di un momento particolarmente complesso della vicenda umana e artistica del pittore, che morì a Napoli nel 1641.Che questo confronto avvenga alla Camera dei Deputati assume, a mio avviso, un significato particolare.
Portare la ricerca storico-artistica all’interno di una sede istituzionale significa riconoscere che la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale non riguardano esclusivamente gli specialisti. Riguardano le comunità, le istituzioni e ciascuno di noi, perché attraverso le opere del passato impariamo a leggere la nostra storia e, in qualche misura, anche il nostro presente.
Concludo rinnovando il ringraziamento a tutte le persone che hanno reso possibile questa giornata.A nome dell’Associazione Lapaginabianca.docx, auguro a tutti buon lavoro, un confronto proficuo e, soprattutto, una buona presentazione.
