Agricoltura e socialità con Co.r.ag.gio

By Andrea Santini Set 14, 2025

Sabato, a “Liberi sulla carta”, la Fiera dell’editoria indipendente tenutasi al borghetto San Carlo, è andata in scena la presentazione della “Cooperativa agricola Co.r.ag.gio”.
Questa cooperativa ha ospitato la fiera, e ne hanno parlato Fabrizio Moscato, direttore della fiera, e Giacomo Lepri, direttore della cooperativa.
L’incontro è stato un’occasione per raccontare la storia che ha portato questo gruppo di ragazzi a fondare questa realtà, creare un’agricoltura a kilometro zero e sviluppare attività naturalistiche per la comunità.

Sono partiti nel 2011 con una vertenza per l’accesso delle terre pubbliche dei giovani agricoltori, che pur non avendo le possibilità di comprare o affittare le aree, avevano le competenze e la voglia di mettersi in gioco. Il primo passo è stato fare un censimento amatoriale, poiché non esisteva e non esiste tutt’oggi una lista delle terre pubbliche disponibili, trattandosi di beni mai sistematizzati e senza strategie. Hanno quindi effettuato sopraluoghi alla ceca, andando a scavalcare  le recinsioni così da poter valutare lo stato di queste terre. 
Borghetto san Carlo era ridotto ad un luogo pieno di rovi, con un terreno duro e non più adatto ad un’agricoltura. I casali erano ruderi, utilizzati da un pastore come deposito un po’ caotico, e mettevano quasi paura come tutti i luoghi abbandonati, non vissuti e non funzionalizzati.
Vedendo questo contesto agricolo così degradato, ebbero l’intuizione di rivitalizzare questi spazi e di creare una piazza verde che potesse diventare un luogo di socialità ma al contempo anche di produzione.


Non nacquero subito come una cooperativa ma come Coordinamento Romano di accesso alla terra composto da tecnici a vario titolo, associazioni ambientaliste, associazioni antimafia, comitati di quartiere e sindacati uniti dalla richiesta di restituire alla comunità spazi di vivibilità. L’obiettivo era creare dei parchi vivi, capaci di creare lavoro e produrre un’agricoltura a chilometro zero dentro la città. Allo stesso tempo creare parchi mantenuti, curati e accessibili per tutti. Per questo il movimento fu ampio e variegato, con diverse realtà con le quali continuano a collaborare tutt’oggi.
Dopo anni di attivismo, raccolte firme, sit-in, come piantare alberi da frutta nell’aiuole spartitraffico e facendo mangiare prodotti di aziende agricole che non si conoscevano, per dimostrare a Roma esisteva un’agricoltura viva, che avrebbe potuto produrre di più se sostenuta da sensibilità e investimenti delle amministrazioni. 
Nel 2014 ottennero la creazioni di bandi da parte  del comune di Roma che permisero a società agricole di giovani e cooperative di poter accedere ad una decina di aree, di circa 400 ettari, successivamente rese produttive. La cooperativa nacque come strumento per rispondere a questi bandi, ma soprattutto composta non da agricoltori ma da persone con percorsi diversi, animate da passione, voglia e impegno politico per costruire un posto aperto a tutti e capace di creare un senso di comunità e rispetto per un’agricoltura sostenibile.

I ragazzi della cooperativa hanno sempre vissuto questo impegno come una “missione”: per anni non ebbero guadagni personali ed erano costretti a fare più lavori per sopravvivere e reinvestire nel progetto. Solo in seguito, grazie all’agricoltura e alle attività create, riuscirono a sostentarsi, dopo aver ristrutturato i casali e pulito tutte le aree piene di immondizia e rovi vari.
Hanno cercato di vedere nell’agricoltura non solo un mezzo di sussistenza, ma anche uno strumento politico. Per loro, infatti, politica non significa soltanto protestare davanti al municipio o spingere le istituzioni a scegliere, ma trasformare le proprie azioni in atti concreti, capaci di restituire spazi pubblici alla collettività.

Il loro metodo non si limita alla produzione agricola: con la creazione del Museo dell’agro-biodiversità hanno avviato percorsi formativi per nuovi agricoltori, ma anche per curiosi, universitari, studenti delle scuole primarie e perfino bambini più piccoli. Sviluppando laboratori per avvicinare le persone al cibo come bene comune, rendendole consapevoli di come l’agricoltura plasmi e modelli l’ambiente che ci circonda. Centrale è la sensibilizzazione verso una regolamentazione del cibo che protegga chi lo produce e orienti i consumatori verso prodotti stagionali.
Le attività non si fermeranno qui: la cooperativa punta a creare una “università della terra” per formare le nuove generazioni, laboratori di riutilizzo del cibo e punti ristoro per i pellegrini che percorrono la Via Francigena diretti a Roma.